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Oggetto archeologico

Calco della Stele funeraria di Nefer-renpet


Calco della stele funeraria di Nefer-renpet (Abido, XIX din.)

Il calco riproduce una stele funeraria in calcare con la sommità centinata e decorata a rilievo, proveniente dalla necropoli di Abido e attualmente conservata presso il Museo Egizio del Cairo. Il monumento appartiene a un funzionario di Età ramesside, il “Sovrintendente dei cantanti del Signore delle Due Terre” Nefer-renpet. Questi figura, insieme al fratello Amon-wah-sw, “Primo profeta di Weret-hekaw e Sovrintendente dei ciambellani”, all’interno della centina, in una caratteristica scena di adorazione costruita secondo un impianto simmetrico e aderente, in forma e contenuto, agli schemi del decoro ricorrenti nel Nuovo Regno: alle due estremità, in posizione perfettamente speculare, gli oranti sono rappresentati stanti, con il capo rasato, le braccia leggermente sollevate e i palmi rivolti in avanti nel tipico gesto di saluto reverenziale alla divinità; entrambi calzano dei sandali e cingono al collo un ampio pettorale ma, mentre Nefer-renpet veste un’ampia tunica trasparente sopra il lungo gonnellino dall’ampia falda anteriore di forma triangolare, Amon-wah-sw indossa una tunica leggera, pieghettata e con maniche corte svasate. Al centro della scena campeggiano quattro figure divine, divise in coppie, la cui identità è resa immediatamente riconoscibile da caratteri iconografici precisi e dalle didascalie sovrastanti: da un lato, Osiride “Che presiede l’Occidente, Signore di Abido”, accompagnato dalla consorte Iside, “la Grande, Signora del cielo” riceve l’omaggio del defunto Nefer-renpet; dall’altro, il dio ieracocefalo Harendotes (“Horus vendicatore di suo padre”), insieme ad Wpwawt “Signore di Abido, dio grande Signore della Terra Sacra (cioè la necropoli)”, si rivolge verso Amon-wah-sw.

Il corpo della stele è completamente occupato dalla lunga iscrizione geroglifica disposta in undici righe orizzontali e divisa in tre parti: la prima è costituita da un’invocazione a Osiride, espressa con la consueta formula di glorificazione (“Adorare Osiride che presiede l’Occidente, Signore di Abido”) e seguita dai titoli e dalla genealogia del defunto (“figlio di Hat che ha generato Mwt-wseret di Tebe”), affinché il dio gli conceda “un akh potente e giustificato, la brezza dolce del Nord e (la facoltà) di andare e venire dalla necropoli in ogni forma che io desideri”. Questo genere di richiesta rappresenta un topos ricorrente che trova numerosi paralleli in altre iscrizioni funerarie del Nuovo Regno, come ad es. quelle provenienti da Deir el-Medina.

La seconda sezione contiene la tradizionale formula d’offerta (Htp-di-nsw), che Nefer-renpet indirizza alla triade abidena (Osiride-Iside-Horus), ad Wpwawt (altra importante e antica divinità della città di Abido), agli dei della necropoli e ad Anubi, affinché essi “diano ogni offerta sui loro altari (consistente) in pane, birra, bestiame e volatili, acqua fresca, vino, latte, e ogni cosa buona e pura di cui essi vivono” a beneficio (lett.: “per il Ka di”) del defunto, del padre e del fratello. Il testo si chiude con un appello diretto del defunto alle generazioni future – “i nobili, i profeti, i sacerdoti-wab, i sacerdoti lettori e tutti coloro che verranno dopo di me tra migliaia di anni” – a non violare il suo nome sulla stele per non incorrere nel castigo della divinità: “Quanto a colui che cancellerà il mio nome per porre il suo nome, il dio lo ripagherà distruggendo la sua statua sulla terra”. A “chi pronuncerà il mio nome su questa stele”, invece, Nefer-renpet augura che: “il dio farà per lui altrettanto”. Si evince chiaramente, da questi passaggi, da un lato la centralità del nome come elemento costitutivo e distintivo della persona, dall’altro l’importanza della sua perpetuazione – attraverso la lettura/evocazione ad alta voce – all’interno del culto funerario e la conseguente paura della sua rimozione: cancellarlo, infatti, significa non solo cancellare la memoria del defunto ma anche privarlo dei necessari onori funebri, condannandolo così ad una forma di non esistenza nell’Aldilà. 

La stele, rinvenuta da Mariette nel settore Nord della Necropoli Sud di Abido (presso il tempio di Seti I), è stata attribuita alla XIX dinastia; l’assenza di un cartiglio regale non consente una maggiore precisione ma diversi elementi, sia stilistici che iconografici e paleografici, concorrono a suffragare e avvalorare tale datazione di massima. In particolare, sono da segnalare due notazioni di carattere epigrafico, l’una più generale l’altra più specifica, che offrono un utile riferimento cronologico: da un lato, la variante della formula d’offerta che compare sul monumento rappresenta quella più frequentemente adottata a partire dalla XVIII din.; dall’altro, la forma Hr-nD(ty)-Hr-it.f del nome di Harendotes non sembra essere attestata prima della XIX din., e fornisce dunque un importante terminus post quem; un’ulteriore conferma in questo senso proviene da un parallelo segnalato da Brugsch per la formula di appello ai viventi, con la statua di Bakenkhonsw, Gran sacerdote di Amon al tempo di Ramses II, conservata presso la Glyptothek di Monaco (No. 30).

Il testo della stele, infine, contiene un’interessante informazione riguardo al culto della dea Weret-hekaw (lett.: “la Grande di magia”), il cui nome è documentato, dall’Antico regno fino all’Epoca Tarda, prevalentemente come epiteto associato ad altre divinità femminili e in particolar modo alle corone e all’ureo regali. Si ritiene comunemente che questa figura acquisisca piena autonomia e specificità come entità divina soltanto nel corso del Nuovo Regno seppure, secondo diversi studiosi, non si abbiano evidenze certe di un personale di culto dedicatole. L’iscrizione funeraria di Nefer-renpet però annovera, tra i titoli del fratello Amon-wah-sw, quello di “Primo profeta di Weret-hekaw” e costituisce, pertanto, una rara quanto preziosa testimonianza dell’esistenza di sacerdoti preposti al culto di questa dea.(A.C.)

Ulteriori informazioni
Identificazione
  Ente competente: MANN
Precedenti localizzazioni
  Provenienza: Museo Egizio del Cairo, Stele calcarea Bulaq 75 (= Cat. Mariette 1159)
Reperimento
  Reperimento:

Abido, Necropoli Meridionale (Originale)

Oggetto
  Definizione: Calco
  Classe e produzione: Arredi funerari
  Titolo/soggetto:

Calco Stele funeraria di Nefer-renpet

 

Cronologia
  Datazione generica: Nuovo Regno (XIX din.)
Dati tecnici
  Altezza: 94cm
  Larghezza: 66cm
  Varie: Buono
Iscrizioni
  Testo:

Iscrizione:

Centina:

Sopra Nefer-renpet: “Fare la glorificazione di Osiride da parte del Sovrintendente dei cantanti del Signore delle Due Terre, Nefer-renpet”.

Sopra Osiride: “Osiride che presiede l’Occidente, Signore di Abido”.

Sopra Iside: “Iside la Grande, Signora del cielo”.

Sopra Wpwawt: “Wpwawt Signore di Abido,  il dio (più) grande, Signore della Terra sacra”.

Sopra Harendotes: “Horus Vendicatore di suo padre, figlio di Iside”.

Sopra Amon-wah-sw: “Fare la glorificazione di Horus e Wpwawt da parte del Primo profeta di Wret-hekaw, Sovrintendente dei ciambellani, Amon-wakh-sw”

           

Corpo:

“(1) Adorare Osiride, che presiede l’Occidente, Signore di Abido, da parte del Sovrintendente dei cantanti di tutti gli dei, il Sovrintendente dei cantanti del Signore delle Due Terre Nefer-renpet giustificato, figlio di Hat che ha generato Mwt-wseret (2) di Tebe. Egli dice: io sono venuto presso di te, il dio (più) grande, Osiride che presiede l’Occidente, Wnennefer, Signore della Terra sacra; io gioisco nel vedere la tua bellezza; (3) le mie braccia sono levate nell’adorare la tua maestà (poiché) tu sei l’unico che percorre l’eternità. Che tu possa dare un akh potente e giustificato, la brezza dolce del Nord, (4) l’andare e venire dalla necropoli con tutte le trasformazioni che io desidero, al Ka del Sovrintendente dei cantanti del Signore delle Due Terre Nefer-renpet giustificato. Egli dice: (5) un’offerta che il re dà a Osiride che presiede l’Occidente, Wnennefer, Signore di Abido, ad Iside la Grande, la madre ddel dio, a Horus Vendicatore di suo padre, figlio di Iside beneamato, (6) a Wpwawt, Signore di Abido all’Enneade degli dei che sono nella Terra sacra, Anubi Imy-wt, che è sulla sua montagna, che è davanti alla tenda divina cosicché essi facciano un’invocazione di ogni offerta sul loro altare (consistente) in pane, birra, bestiame, volatili, (7) acqua fresca, vino, latte e ogni cosa buona e pura di cui essi vivono per il Ka dell’Unico, l’Eccellente, dal buon carattere, ingegnoso e giustificato, il Sovrintendente (8) dei cantanti del Faraone v. f. s., Nefer-renpet giustificato, figlio di Hat, che ha generato la Signora della casa Mwt-wseret, di suo padre e di suo fratello, il Primo Sacerdote di Wret-hekaw (9), Sovrintendente dei ciambellani del Signore delle Due Terre, Amon-wakh-sw giustificato. Il Sovrintendente dei cantanti del Faraone v. f. s. Nefer-renpet giustificato, egli dice: O nobili, profeti (10), sacerdoti-wab, sacerdoti-lettori e tutti coloro che verranno dopo di me tra migliaia di anni, se qualcuno cancellerà il mio nome per porre il proprio nome il dio (11) lo ripagherà distruggendo la sua immagine (statua) sulla terra; se qualcuno pronuncerà il mio nome su questa stele, il dio farà per lui altrettanto”.

Bibliografia
  Bibliografia:

1865, Brugsch H., “Ueber eine Grabformel aud eines Stele in Museum von Bulaq”, in ZÄS 3, pp. 89-91.

1869, Mariette A. , "Notice des principaux monuments exposés dans les galeries provisoires du Musée d’Antiquités Égyptiennes de S. A. le Vice-Roi a Boulaq (3°ed.)", Paris,  p. 86 (n° 75).

1871, Lieblein J., "Dictionnaire de noms hiéroglyphiques en ordre génPalogique et alphabétique publié d’aprés les monuments égyptiens", Leipzig , p. 231 (n° 697).

1880, Mariette A., "Catalogue Général des Monuments d’Abydos", Paris,  p. 434 (n° 1159).

1903, Piehl K., "Inscriptions hiéroglyphiques recueilles en Europe et en Égypte,  troisième série", Leipzig, p. 57 (LXXXX H – LXXXXII H).

1937, Porter B. & Moss L.B., "Topographical Bibliography of Ancient Egyptian Hieroglyphic Texts, Reliefs, and Paintings V. Upper Egypt: Sites", Oxford,  pp. 90-91.