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Ushabti

Gli ushabti sono statuette funerarie che spesso recano scritto sopra il VI cap. del Libro dei Morti. L'iscrizione ha la funzione di invitare la statuetta ad animarsi, se invocata dal defunto, per alleviare la sua fatica nello svolgimento del lavoro nei campi dell'aldilà. Infatti gli egiziani amavano talmente il loro paese che immaginavano i campi di Iaru, il loro paradiso, molto simile all'Egitto, anche lì bisognava quindi lavoare la terra, scavare i canali, seminare e raccogliere. Per questo motivo le statuette hanno nelle mani le zappe: sono degli aiutanti che magicamente si animeranno per lavorare. Ushabti significa "colui che risponde" ed è la parola con la quale la statuetta è denominata nella formula che serve ad invocarla.L'uso di porre queste statuette nelle tombe compare nel Medio Regno, in un certo senso sostituiscono i modellini di pietra e legno precedenti e contemporanei. All'inizio gli ushabti sono scolpiti nel legno o nella pietra, ma dal Nuovo Regno il loro numero comincia a salire fino a giungere nell'epoca tarda a uno standard di 365 statuette in ogni tomba (un servitore per ogni giorno dell'anno) oppure 401, ovvero 365 più 36 capisquadra; e a questo punto il materiale più comune per la loro realizzazione diviene la faience, un impasto quarzoso poi invetriato con una colorazione azzurra o verde acqua, spesso lavorato a stampo  per favorire una produzione seriale. I capisquadra sono facilemnete riconoscibili perchè vestiti con l'abito da viventi, mentre solitamente l'aspetto dell'ushabti è mummiforme.Ushabti dello scriba Ramesse